Movimento antispecista politico

Contro lo specismo. Per un mondo senza dominio.

Liberazione animale, giustizia climatica e lotta collettiva contro ogni forma di oppressione.

Rabbia Animale

Chi siamo

Un movimento dal basso.

Siamo persone comuni che si organizzano per cambiare lo stato di cose esistente, libere da dinamiche di potere istituzionale ed economico. Il nostro focus è la lotta per la liberazione animale, affrontata come questione politica e come opposizione a un sistema di sfruttamento.

Crediamo nella necessità di agire collettivamente. Uniamo disobbedienza civile, contestazioni pubbliche, azioni disturbanti e divulgazione per portare al centro dell'attenzione temi che le istituzioni e le industrie preferiscono lasciare ai margini.

La lotta antispecista è per noi inseparabile dalla giustizia climatica, dal femminismo, dall'antifascismo, dall'anticapitalismo e dal riconoscimento delle oppressioni che attraversano le società umane e non umane.

Gli animali non sono bersagli.

Gli animali non sono bersagli.

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Dove portiamo il conflitto.

Campagna nazionale

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Fermiamo il DDL Caccia.

Antispecistə ed ecologistə a Montecitorio insieme contro il DDL Caccia

Da Montecitorio Rabbia Animale ed Extinction Rebellion lanciano l'invito alla mobilitazione: “La biodiversità vi vuole disarmati”.

Questa mattina di fronte alla Camera dei Deputati, a Montecitorio, il collettivo antispecista Rabbia Animale e il movimento ecologista Extinction Rebellion hanno provato ad esporre uno striscione con la scritta “La biodiversità vi vuole disarmati. Stop DDL Caccia” per portare la loro opposizione al Decreto Caccia “sparatutto”, arrivato alla Camera in tempi record dopo la recente approvazione al Senato. Le attiviste sono state subito fermate e identificate dalle forze dell'ordine; una di loro è stata portata via e ha passato due ore in commissariato.

Numerosi sono i punti controversi del decreto, per cui l'Italia rischia una procedura d'infrazione da parte dell'Unione Europea: l'estensione della stagione venatoria, gli spari nella stagione di nidificazione, riproduzione e ibernazione, la liberalizzazione della pratica dei richiami vivi e la trasformazione della figura del cacciatore in quella di un “bioregolatore”, a cui la fauna selvatica viene resa a totale disposizione. Le aziende faunistico-venatorie diventano inoltre istituti con scopo di lucro.

Il provvedimento apre alla possibilità di praticare la caccia in aree demaniali, incluse le spiagge, e in zone attualmente protette, lasciando l'ultima parola alle Regioni. Introduce il divieto di ostacolare l'attività venatoria e modifica le specie cacciabili, aggiungendo oca selvatica, colombaccio e piccione di città. Sul lupo recepisce il declassamento da “rigorosamente protetto” a “protetto”, aprendo a piani di contenimento regionali. Prevede inoltre la braccata al cinghiale sulla neve in determinati casi e indebolisce il ruolo di ISPRA, che perde il precedente ruolo vincolante.

Questi cambiamenti favoriscono i circa 500 mila cacciatori italiani, ma secondo i sondaggi tra il 60 e l'80% della popolazione si dichiara contrario a un ampliamento della caccia. Un sondaggio dell'ottobre 2025 rilevava, in particolare, il 61% di contrari al disegno di legge.

“Il governo apre alla caccia selvaggia, nonostante la chiara opposizione della popolazione italiana, per esprimere un posizionamento politico preciso: quello dalla parte della lobby dei cacciatori, degli allevamenti intensivi e della sperimentazione animale. Chiamiamo alla mobilitazione chiunque non la pensi come loro, invitando a scendere in piazza in ogni città d'Italia.”

Extinction Rebellion aggiunge: “Di fronte all'ennesima ondata di caldo, a un numero crescente di vittime a causa delle temperature elevate e a eventi climatici estremi sempre più frequenti, il nostro governo continua a tutelare gli interessi di pochi a scapito degli ecosistemi e del bene comune. Quando la legge e le istituzioni non garantiscono più protezione, sicurezza e futuro, diventa diritto e dovere delle cittadine e dei cittadini ribellarsi e pretendere il cambiamento.”

Tredici città in piazza contro il DDL Caccia

Associazioni, collettivi e realtà antispeciste e vegane si uniscono contro la riforma della legge 157/1992.

Alla vigilia della pre-apertura della stagione venatoria nella maggior parte delle regioni d'Italia, ad Arezzo, Bologna, Brescia, Cremona, Livorno, Macerata, Mantova, Milano, Roma, Palermo, Pordenone, Vercelli e Verona arriva una mobilitazione che unisce la critica politica al modello venatorio all'opposizione al riarmo. In evidenza anche i legami tra l'oppressione animale, la devastazione ambientale, l'annientamento di popoli e terre e il dominio patriarcale.

Oggetto di contestazione comune e coordinata tra le diverse città è il disegno di legge sulla caccia, già S.1552 e poi C.2984, che introduce numerose modifiche alla legge 157/1992 sulla protezione della fauna selvatica e sul prelievo venatorio. L'iniziativa è stata lanciata da Rabbia Animale, movimento mantovano che negli ultimi tre anni ha contestato in particolare Food&Science Festival e la strategia dell'industria zootecnica di finanziare eventi pubblici per costruirsi un'immagine positiva nei territori.

Alla base della contestazione di giugno e della mobilitazione nazionale c'è il rifiuto di un modello che continua ad attribuire alle armi e all'uccisione un ruolo centrale nella gestione della fauna selvatica. Una visione che si intreccia a quella per il disarmo e che mette in luce i collegamenti con i femminicidi e con il genocidio del popolo palestinese.

La critica alla centralità dell'abbattimento non si esaurisce in una posizione etica. Anche la letteratura scientifica internazionale peer-reviewed offre elementi che mettono in discussione l'idea secondo cui aumentare il numero degli animali uccisi equivalga automaticamente a diminuire i danni o a ristabilire un presunto equilibrio naturale.

Uno studio coordinato da Frédéric Jiguet e pubblicato nel 2026 su Biological Conservation ha analizzato sette anni di interventi di controllo su volpi, mustelidi e diverse specie di uccelli considerate dannose. Ogni anno vengono uccisi circa 1,7 milioni di animali, ma i ricercatori non hanno trovato evidenze che una maggiore intensità degli abbattimenti determini una riduzione dei danni dichiarati.

Lo stesso lavoro evidenzia un dato economico rilevante: gli interventi di controllo letale sono stati valutati complessivamente in 103-123 milioni di euro all'anno, a fronte di danni dichiarati stimati tra 8 e 23 milioni di euro. Uccidere più animali non significa necessariamente produrre meno danni.

Anche il caso dei cinghiali mostra quanto la dinamica delle popolazioni animali sia più complessa di una semplice sottrazione numerica. Struttura per età e sesso, capacità riproduttiva, disponibilità di cibo, trasformazione degli habitat, clima e presenza dei predatori interagiscono tra loro. Governare sistemi tanto complessi esclusivamente aumentando gli abbattimenti significa adottare una lettura riduttiva degli ecosistemi.

La crisi ecologica non nasce da un eccesso generalizzato di animali selvatici, ma si inserisce in un contesto segnato dalla distruzione e frammentazione degli habitat, dal consumo di suolo, dall'inquinamento, dalla crisi climatica e da attività produttive che esercitano una pressione crescente sui territori.

“Gli animali non sono numeri da amministrare o bersagli da mettere a disposizione: sono individui. Vogliamo costruire una relazione diversa con gli altri viventi e con i territori, fondata sulla prevenzione, sulla tutela degli habitat e sul progressivo superamento dell'uccisione come strumento ordinario di gestione.”

La mobilitazione contro il DDL Caccia diventa così l'occasione per chiedersi quale rapporto vogliamo costruire con gli animali e con i territori: continuare a considerarli qualcosa da controllare e mettere a disposizione degli interessi umani, oppure immaginare una convivenza fondata sulla riduzione dei conflitti, sulla prevenzione e sulla tutela degli ecosistemi.

Nessun Bersaglio.

Contro il DDL Caccia. Contro lo specismo e ogni forma di oppressione.
Per la liberazione animale, la giustizia climatica e la difesa dei territori.

Per un mondo senza dominio.
Le tredici città coinvolte
  • Arezzo - Muschio ODV
  • Bologna - LottAntispecista
  • Brescia - Extinction Rebellion Brescia
  • Cremona - LAV Cremona e Cessate il fuoco
  • Livorno - Gruppo Antispecista Livornese
  • Macerata - Salviamo il Futuro ODV
  • Mantova - Rabbia Animale
  • Milano - Rabbia Animale
  • Roma - Rete Ecosocialista Romana
  • Palermo - LAV Palermo
  • Pordenone - Ecotransfemm Baba Jaga
  • Vercelli - Parte in Causa Antispecismo Radicale
  • Verona - Rabbia Animale

Manifesto

Il movimento che vogliamo essere.

01 Antispecista politico

Il nostro focus è la lotta per la liberazione animale. Riconosciamo che non sfruttiamo gli animali non umani perché li consideriamo inferiori, bensì li consideriamo inferiori perché li sfruttiamo. Vediamo la loro condizione come il risultato di un'oppressione sistemica sostenuta in particolare da grandi aziende zootecniche, fondi pubblici e ingerenze politiche. Non miriamo primariamente a cambiare lo stile di vita delle singole persone: vogliamo attaccare il sistema.

02 Dal basso

Non siamo e non vogliamo essere un'associazione né un partito. Siamo persone comuni che si organizzano per cambiare lo stato di cose esistente, restando slegate da dinamiche di potere istituzionale ed economico. Crediamo che siano i popoli a cambiare il corso della storia, unendosi.

03 Agire collettivamente

Crediamo che la protesta sia necessaria per cambiare le cose. Pratichiamo la disobbedienza civile e incoraggiamo forme di protesta legali, preavvisate, e azioni eclatanti e disturbanti. Riteniamo importante la divulgazione, ma cerchiamo anche il potere disturbante capace di mettere un tema al centro dell'attenzione pubblica. Miriamo alle industrie e al sistema dello sfruttamento animale, non ai singoli individui.

04 Oltre la dicotomia violenza e nonviolenza

Non vogliamo partecipare alla demonizzazione automatica di ogni forma di protesta che non sia definita nonviolenta. Pur praticando prevalentemente forme di protesta nonviolente, riconosciamo il ruolo storico delle rivolte nella conquista di libertà e diritti. La violenza primaria da condannare è quella di chi uccide, sfrutta, inquina ed esercita potere sulle persone umane e non umane che abitano il pianeta.

05 Giustizia climatica

La crisi eco-climatica è profondamente interconnessa con la lotta antispecista. Il sistema zootecnico contribuisce alla distruzione ambientale e all'inquinamento di terra, acqua e aria. La crisi ricade maggiormente sui Paesi più poveri, a cui sono state storicamente sottratte risorse: i costi e gli investimenti in soluzioni strutturali devono ricadere su chi contribuisce maggiormente alla devastazione.

06 Approccio femminista

Dai movimenti delle donne abbiamo appreso pratiche che includiamo nella nostra militanza. Vogliamo che nel movimento prendano spazio e parola, in primo luogo, le soggettività più marginalizzate. Riconosciamo il valore storico dei consultori, dei centri antiviolenza e delle esperienze femministe, e non immaginiamo un femminismo senza la voce delle donne trans.

07 Visione anticapitalista

Crediamo che non possa esserci liberazione animale senza il superamento del capitalismo, e viceversa. Siamo antifasciste e accogliamo visioni marxiste e anarchiche, nella convinzione che sia necessario guardare al mondo in modo radicale e trasformare il sistema vigente. Non vogliamo delegare al capitalismo il raggiungimento della liberazione animale.

08 Intersezionalità

Riconosciamo l'intersezione tra diverse forme di oppressione. Crediamo in una lotta decoloniale, antirazzista, antiabilista e per l'autodeterminazione delle minoranze di genere e sessuali. Cerchiamo collaborazione con altri movimenti, collettivi e associazioni, anche non ancora antispecisti.

09 Potere condiviso

Ci impegniamo a riconoscere le strutture di potere implicite in ogni gruppo e a ridurre al minimo gli abusi. Tendiamo all'orizzontalità, incoraggiamo l'assunzione di responsabilità e prendiamo decisioni attraverso consenso e assenso in assemblee facilitate. Valorizziamo il contributo diverso e unico che ogni persona può portare.

10 Cura delle relazioni e della comunità

Proponiamo momenti di condivisione emotiva, supporto e mutuo aiuto. Nei contesti di lotta vogliamo praticare la capacità di riparare. Ci formiamo sulla risoluzione e trasformazione dei conflitti per rendere possibile l'assunzione di responsabilità, il reintegro nella comunità e la rigenerazione delle relazioni.

Contatti

Costruiamo rabbia collettiva.